PAURA DI SBAGLIARE E DI FALLIRE: COSA SIGNIFICA E COME REAGIRE
Per noi uomini sbagliare è normale, sbagliamo tutti i giorni, è parte del nostro essere umani. Provate a pensare a quanti piccoli o grandi errori vi capita di fare nella vostra quotidianità. Spesso la paura di sbagliare nasce da esperienze negative già vissute che ci mettono in una condizione di preoccupazione tale da frenare le nostre azioni.
“Si costruisce sul fallimento. Usalo come trampolino di lancio. Chiudi la porta del passato, non dimenticare i tuoi errori ma non fissarti su questi. Non lasciare che il fallimento assorba le tue energie, il tuo tempo o il tuo spazio”
Johnny Casch
È impossibile affrontare la vita senza provare una qualche forma di fallimento o di errore. La vera difficoltà sta nella capacità di vivere quel fallimento o quell’errore in modo da non esserne bloccati o addirittura annientati. La cosa che dobbiamo prendere seriamente in considerazione è che siamo noi a decidere il valore e il significato che attribuiamo a quel fallimento.
Quante volte ti è capitato di desiderare qualcosa o di voler raggiungere un traguardo ma la paura di non farcela ti ha bloccato? Ti sarai chiesto “ne sono davvero capace?” oppure “cosa potrebbe succedere se non dovessi riuscire?” e ti sei lasciato travolgere da pensieri di vera e propria paura nei confronti di ciò che stavi per fare.
Quante volte ti sei fermato prima ancora di imboccare la strada verso un obiettivo che desideravi tanto raggiungere? E quante volte hai accettato un compito importante ma al momento di entrare in azione il timore di non sentirti in grado, la paura di non farcela, la paura di sbagliare e di fallire hanno preso il sopravvento?
Bene, ricordati che sei assolutamente normale.
PAURA DI SBAGLIARE E PAURA DI FALLIRE: COSA SONO?
Come appena detto, la paura di sbagliare e quella di fallire fanno parte dell’essere umano. Il nostro cervello è in parte programmato per difenderci e ci spinge alla fuga di fronte a ciò che riteniamo un pericolo per noi stessi, il nostro cervello ci vuole proteggere.
Ma abbiamo anche un’altra parte di esso che ci spinge a crescere, a sperimentare, ad evolverci e quindi a rischiare.
COSA SIGNIFICA AVERE PAURA?
Distinguiamo due tipi di paure
1. La PAURA REALE: è quella che possiamo avere nei confronti di un evento che non possiamo controllare (un terremoto, un’alluvione, un uragano, una malattia, la morte, un incidente). Questa è una paura che ha una reale ragion d’essere a noi esterna.
2. La PAURA NELLA NOSTRA MENTE: è quella che ci creiamo noi stessi ma che non corrisponde alla realtà esterna. Esiste nella nostra realtà interna. Questo tipo di paura fa parte delle convinzioni limitanti che creano un mindset limitante (link all’articolo del mindset) e ha il potere di bloccarci. Questa è la paura che esiste solo nella nostra mente.
Le paure di sbagliare e di fallire di cui ti parlo in questo articolo rientrano nel secondo punto.
La maggior parte delle volte le cause principali delle nostre paure sono legate all’aver avuto genitori (o adulti con cui abbiamo avuto a che fare, come parenti, insegnanti, allenatori, ecc.) molto critici nei nostri confronti o persino denigranti e/o poco inclini al supporto. Magari ci hanno sgridato molto, ci hanno definito con parole spiacevoli oppure non ci hanno saputo aiutare ad elaborare le frustrazioni che inevitabilmente abbiamo vissuto a seguito dei nostri errori.
Le costanti umiliazioni subite nell’infanzia si ripercuotono nell’età adulta attraverso il vivere spesso, se non addirittura costantemente, sentimenti negativi, convinzioni limitanti (vedi l’articolo sulle convinzioni) e scarsa autostima.
Un’altra causa potrebbe essere l’aver vissuto uno o più eventi traumatici o fortemente frustranti che non siamo riusciti in alcun modo ad elaborare e a superare. Ad esempio si può aver fatto una bruttissima figura di fronte a qualcuno, aver fatto una pessima presentazione di fronte ad un pubblico, aver sbagliato così tanto da essere stati ripresi dal proprio capo in modo molto incisivo (o persino essere stati licenziati), non essere riusciti a portare a termine un progetto molto importante, essere stati ripresi e sgridati in pubblico, non essere stati apprezzati dopo aver fatto un lavoro importante e impegnativo, ecc.
Queste esperienze possono lasciare un forte segno dentro di noi e possono portarci a decidere di non voler più correre alcun rischio, di non volerci più mettere alla prova e di non fare più nulla al di fuori della propria semplice routine lavorativa o quotidiana per il timore di rivivere le stesse spiacevoli emozioni.
Purtroppo nessuno di noi è immune dai fallimenti, dagli errori e dal vivere le frustrazioni che essi comportano. Anche i personaggi più importanti e grandi della storia dell’umanità hanno sbagliato e fallito molte volte e anche loro hanno vissuto forti frustrazioni, ma non si sono lasciati pervadere da esse, anzi, le hanno prese come nuove sfide da superare.
Provare frustrazione è assolutamente normale: è la conseguenza di una delusione, è una condizione di tristezza, di sconfitta, di umiliazione che ci fa pensare di non essere all’altezza di ciò che stiamo facendo o di ciò che vorremmo fare. Se ci facciamo travolgere da questa sensazione così fortemente negativa rischiamo di bloccarci e di arrivare a pensare di non essere in grado di ripetere né quell’esperienza né tutte quelle simili ad essa.
Tutte le persone di grande successo, i grandi imprenditori e i grandi inventori della storia hanno fallito tante volte, hanno vissuto enormi frustrazioni ed hanno dovuto ricominciare da capo. Ma questo non li ha fermati. Tutti i più grandi inventori hanno dovuto trascorrere lunghi periodi in cui ciò che volevano creare non funzionava e se si fossero arresi oggi non avremmo tutto ciò su cui basiamo l’intera nostra esistenza (vedi le storie di Thomas Edison, Albert Einstein, Henry Ford, Guglielmo Marconi, Antonio Meucci, ecc.).
Anche noi dobbiamo essere “coraggiosi” e allenarci a creare un mindset potenziante che ci supporti in caso di errori e di fallimenti.
MA COME LO POSSIAMO FARE?
Dobbiamo valutare tutto ciò che non è andato bene e riprendere in mano la situazione analizzando con positività tutte le possibili soluzioni e possibilità di recupero. Fare nuovi e ripetuti tentativi cambiando approccio, tecnica, procedura, cercando nuove strade fino a trovare la soluzione al problema. Se questo diventa il nostro modo di affrontare le frustrazioni e le sconfitte saremo in grado di porci di fronte ad ogni difficoltà in modo costruttivo, positivo e non distruttivo.
Se, invece, il nostro modo di affrontare le frustrazioni e le sconfitte diventa quello di rinunciare dopo pochi tentativi o non provandoci nemmeno, questo si ripercuoterà su tutta la nostra vita, rendendola difficile, poco stimolante, faticosa, negandoci al contempo la possibilità di viverla con coraggio e pienezza.
Molte persone, infatti, facendosi bloccare dalla paura di fallire, non si pongono obiettivi o traguardi importanti e sfidanti e vivono la loro vita alla giornata, in una semplice, rassicurante e mediocre ruotine quotidiana. Molte persone, non essendo riuscite a superare un fallimento, si pongono in modalità “non ci casco più”.
Questo purtroppo limita tantissimo la vita e non permette loro di utilizzare tutte le potenzialità che posseggono; impedisce di mettere a frutto i loro talenti, le loro qualità e le abilità di cui sono dotati. Non permette, di conseguenza, la crescita e lo sviluppo della persona.
“Ogni problema è un dono. Senza problemi non sapremmo crescere”
Anthony Robbins
Infatti, se si svolgono solo attività che si possono svolgere con facilità e si mira solo a ciò che si può ottenere senza sforzo, quindi con gesti, azioni e modalità di pensiero che si è già in grado di compiere con estrema facilità, o se si affrontano sempre e solo situazioni che si è già in grado di affrontare, significa che non ci si sta danno l’opportunità di crescere e di migliorare. Significa che ci si tiene solo occupati, si vive senza essere stimolati a nuove esperienze, a nuove conoscenze, significa rimanere fermi nella situazione in cui ci si trova, in quella che viene chiamata “zona di confort”.
Questo limita di molto la vita, fa perdere nuove e possibili occasioni di miglioramento, di cambiamento, di vivere nuove esperienze, di salire gradini che potrebbero apportare grandi cose alla propria vita.
Queste sono le persone che sentiamo lamentarsi continuamente, sono coloro che quando chiediamo loro come stanno ci rispondono “si tira vanti” o “tutti i giorni è la stessa vita” o “la facciamo andare, per forza” e sono persone infelici e costantemente frustrate. Questo perché non riescono a raggiungere la loro realizzazione in quanto rimangono fermi in una situazione da cui non hanno il coraggio di uscire e che, per quanto infelice, è ciò che dà loro sicurezza.
Ecco ora una rivelazione:
IL FALLIMENTO NON ESISTE perché è principalmente uno stato mentale
Nella vita non possiamo controllare tutto come vorremmo e quindi tutti noi siamo vittime di sconfitte, sofferenze e fallimenti. Ma siamo anche in grado di elaborare gli eventi negativi, di vederli e di gestirli non come catastrofi totali, ma come eventi isolati, come nuove opportunità e occasioni per imparare qualcosa di nuovo. Da un fallimento possiamo imparare molto, possiamo vedere che si aprono nuove porte, come ad esempio nuovi lavori, nuove strade di vita, nuove fantastiche relazioni, nuove possibilità di carriera, ecc.
Se poi analizziamo bene la nostra esperienza di vita possiamo scoprire che abbiamo collezionato molti più successi rispetto ai fallimenti, eppure siamo portati a dare più peso alle sconfitte che ai successi.
Proviamo quindi a ribaltare questo modo di vedere le cose: cerchiamo di valorizzare ogni giorno le nostre conquiste, i nostri risultati, le azioni fatte bene, gli obiettivi raggiunti, non importa quanto piccoli siano, facciamolo e basta. Guardiamo ogni giorno a ciò che di bello e di positivo sappiamo fare e cerchiamo di uscire alla mentalità negativa e dai pensieri negativi che ci limitano. Questo ci permetterà di aumentare la fiducia in noi stessi e ci darà il coraggio di affrontare nuove sfide.
Tutto questo si può fare per gradi, come se fosse un vero e proprio allenamento.
ECCO QUALCHE CONSIGLIO:
· provate a vivere gli eventi negativi come episodi isolati e non come un qualcosa di eterno ed immutabile. Sono momenti che come arrivano se ne vanno e come tali vanno affrontati. Gli errori e i fallimenti non determinano la vostra personalità. Non mettervi in discussione come persone perché voi non siete i vostri errori, essi non vi rappresentano e non vi definiscono come persona, ma sono eventi che potete superare e lasciarvi alle spalle. Non sentitevi mai “dei falliti”; mettete in discussione solo le vostre azioni e non la vostra persona. Avete qualità e doti enormi e gli errori non devono distruggerle
· imparate a non giustificare ciò che vi accade con la sfortuna. Non nascondetevi dietro a scuse ma assumetevi con serenità ed obiettività le vostre responsabilità: questo consente di avere la lucidità necessaria a rimediare agli errori e a trovare le soluzioni ai problemi.
· esercitatevi a vedere gli errori come nuove opportunità di apprendimento, di scoperta, di conoscenza e di miglioramento. Pensate in maniera positiva e chiedetevi “cosa posso imparare da questo errore/fallimento?”
Esercitatevi a vedete i fallimenti come uno strumento di allenamento verso una continua crescita e non come una zavorra da cui farsi trattenere.
· mettetevi alla prova con piccole sfide: ponetevi obiettivi un po’ più impegnativi rispetto a ciò che svolgete normalmente nelle vostre giornate. Provate a fare ciò che non avete mai fatto: le piccole sfide rafforzano e allenano. E se fallite non vi preoccupate, sono micro fallimenti che vi aiuteranno ad analizzare ciò che avete fatto e su sui lavorerete per vincere la frustrazione e la paura che ne sono scaturite. Procedendo a piccoli pasi, vi rafforzerete e vi allenerete ad affrontare situazioni più grandi e più importanti.
Vi lascio con questa frase meravigliosa di Napoleon Hill tratta dal suo libro “Pensa e arricchisci te stesso”:
“Molti di noi passano la vita come dei falliti, perché sono in attesa del ‘momento giusto’ per iniziare a fare qualcosa di utile. Non aspettare. Il momento non potrà mai essere quello ‘giusto’. Inizia dove ti trovi e lavora con qualsiasi strumento tu possa avere a disposizione e troverai migliori strumenti mentre stai proseguendo”
Rimanere fermi perché si ha paura di sbagliare e rimandare le azioni a momenti migliori o a quando forse potremmo sentirci più preparati e pronti, non ci farà procedere nel nostro cammino di crescita e di realizzazione. Usate i fallimenti per diventare più forti, per imparare, per scoprire che ci sono mille strade per raggiungere ciò che si vuole. Il momento giusto è sempre “adesso”.
Se ha i bisogno di aiuto in questo percorso puoi contattarmi e lo faremo insieme.
Buona vita